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Cos’è un topic cluster

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Vi ricordate il metodo con cui avete finora concepito intere campagne di contenuti, quello, cioè, basato sull’utilizzo delle giuste keyword e sul posizionamento dei testi così redatti sui motori di ricerca? 

Bene, dimenticatelo. Sì, perché con buona pace dei SEO specialist (il cui impegno è tuttavia ancora valido), la nuova teoria che regola le leggi della più aggiornata content strategy ruota infatti attorno a una nuova tecnica: quella dei topic cluster.

Ma cosa si intende esattamente con questa nuova definizione? E quale strada sta prendendo la strategia Inbound legata alla realizzazione di contenuti? Per rispondere a queste domande, è bene partire dalle basi: viene definito “topic clustering” quella tecnica che permette, in modo chiaro e organizzato, di isolare diversi temi (i topic, appunto) che fanno da fil rouge a una serie di contenuti. Questi ultimi, attraverso un gioco di link interni, hanno dunque l’obiettivo di spiegare sotto più punti di vista uno stesso argomento.

 

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Come funziona la tecnica dei topic cluster

Il nome scelto per tale prassi non è casuale: cluster, infatti, è traducibile come “grappolo” che è la figura scelta anche da HubSpot per visualizzare graficamente il funzionamento di questo nuovo procedimento. Ossia? Al centro di tutto c’è una pillar page, un’intera pagina del sito che racconta in maniera approfondita tutto quello che c’è da sapere sul tema prescelto.

 

Cluster model

 

All’interno di ogni pillar page, poi, diversi link interni rimandano a singoli blog post che approfondiscono una sfaccettatura, un dettaglio, un subtopic che nella pillar page era stato solo menzionato. Secondo le best practice illustrate da HubSpot, gli articoli così linkati devono essere tra i 6 e gli 8 e hanno lo scopo di affrontare domande specifiche che i lettori potrebbero porre in relazione all’argomento principale su cui è costruita la pillar page.

Questo gioco di link, oltre a fornire un servizio utile agli estranei che si approcciano per la prima volta al vostro blog o sito aziendale, ha anche una vera e propria funzione di ottimizzazione per i motori ricerca. Questi ultimi, infatti, tramite le relazioni semantiche instaurate tra le pagine, riconoscono che la pillar page in questione è uno dei contenuti dotati della massima autorità riguardo all’argomento trattato. Un merito non da poco, che viene premiato con un alto posizionamento tra i risultati di ricerca su quel determinato topic.

 

Alle origini del cambiamento

Giunti a questo punto la domanda sorge spontanea: come si è arrivati a tutto ciò? I motivi sono molteplici ma sono tutti attribuibili alle mutate contingenze legate ai motori di ricerca (e al loro utilizzo da parte degli utenti della rete). Da un lato, infatti, la competizione tra i siti web per scalare il rank del posizionamento è sempre più scatenata: i blog hanno nel tempo creato una quantità sempre maggiore di post, al cui incedere Google risponde mettendo un “filtro” che premia solo le informazioni più accurate.

D’altro canto a mutare è stato anche il modo con cui gli utenti fanno ricerche online: sempre meno propensi a utilizzare poche parole sconnesse tra di loro, oggi le persone che navigano sulla rete digitano nelle barre dei browser lunghe chiavi di ricerca, vere e proprie domande che gli utenti pongono alla piattaforma con la quale si trovano a “dialogare”. Proprio come HubSpot ci dimostra in questo breve video:

 

 

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